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LA FASCITE PLANTARE La fascite plantare è un’infiammazione della fascia (o aponeurosi) plantare: questa è un ventaglio fibroso che si estende dal tubercolo calcaneare (posto sulla parte inferiore del calcagno), fino alle teste metatarsali. Essa costituisce in pratica la “corda d’arco”, dove l’arco è costituito dalla volta plantare. Risulta intuitivo che un arco plantare accentuato (piede cavo) pone particolarmente in tensione la fascia plantare, predisponendola ad infiammarsi. Altre cause di fascite plantare possono essere la ridotta elasticità muscolare o pregressi traumi al calcagno. L’infiammazione si sviluppa più frequentemente in prossimità dell’inserzione calcaneare, dando come sintomatologia un dolore sulla superficie inferiore del calcagno, che da alcuni pazienti viene riferita anche attorno al calcagno. L’infiammazione cronica può portare nel tempo aduna reazione periostale nella sede di inserzione della fascia, con apposizione di nuovo osso, e formazione del cosiddetto sperone (o spina) calcaneare. Per affrontare la discussione sulla terapia della fascite plantare (con o senza sperone calcaneare) occorre ribadire la sua patogenesi: si tratta infatti di una patologia da eccessiva tensione, e non da conflitto con la calzatura. Quindi è importante non farsi convincere da chi propone cuscinetti in silicone da porre sotto al calcagno: sono assolutamente inutili! Lo stesso sperone calcaneare è rivolto in avanti, nel senso della tensione della fascia, e non in basso, quindi non crea alcun conflitto con la calzatura, e non va rimosso: è solo un epifenomeno della fascite cronica. La terapia fondamentale è utilizzare una calzatura con un leggero tacco (circa 3 cm): questo pone il piede in leggero equinismo e scarica la fascia, permettendole di sfiammarsi. La ripresa della corsa può essere affrontata con rialzini calcaneari duri (non morbidi!), di 8-10 mm, da indossare in entrambe le scarpe.
Eventualmente si possono adottare anche dei rialzini che prevedano una forma a ferro di cavallo in modo da scaricare la zona dolente.
Tra le terapie sono utili le onde d’urto, che però risultano leggermente dolorose, e vanno effettuate al di fuori del periodo di acuzie. In alternativa sono molto utili le infiltrazioni steroidee locali. I farmaci anti-infiammatori solitamente non danno buoni risultati. In ultima ipotesi si può pensare di affrontare un intervento chirurgico di release della fascia plantare: si tratta insomma di una semplice sezione della fascia a livello della sua inserzione calcaneare, seguita da un periodo di gesso in posizione di talismo (con il piede in flessione dorsale forzata) in modo che la fascia produca una cicatrice più allungata. |
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